Cortona – La 15ᴬ edizione esplora gli spazi di rottura e di riparazione, di conflitto e di unità attraverso 23 mostre e lo sguardo di 76 artisti nazionali e internazionali.
Tutto pronto per la 15a edizione del festival internazionale di fotografia Cortona On The Move, in programma dal 17 luglio al 2 novembre 2025nel borgo toscano. Un traguardo significativo che conferma il festival come punto di riferimento globale per la fotografia e come piattaforma di produzione culturale, nonché di sostegno ai giovani talenti. Come Togetherè il tema di questa edizione: attraverso 23 mostree lo sguardo di 76 artisti da tutto il mondo, dalla Palestina all’Iran, dalla Francia al Canada, dagli USA alla Russia, dall’Ucraina all’Italia, saranno esplorati gli spazi tra le rotture e le riparazioni, tra il conflitto e l’unità, dando valore ai processi di guarigione e trasformazione che portano alla riconciliazionee cercando modi per superare le fratture sociali, politiche ed economicheche segnano il nostro mondo.
Il “clou” della manifestazione è, come ogni anno, nell’Openingdel festival (17- 20 luglio), quando si danno appuntamento a Cortona i più grandi esperti nazionali e internazionali del mondo della fotografia, impegnati in eventi, presentazioni, talk e workshop, per promuovere la riflessione sull’attualità e sul passato, attraverso uno degli strumenti, la fotografia, che meglio sa indagare la realtà. In questa occasione vengono annunciati anche i vincitori dei premi che ogni anno Cortona On The Move promuove a sostegno della fotografia e dei giovani talenti, tra cui il nuovo Cortona On The Move | BarTur Grante il Premio Vittoria Castagna. Durante le giornate inaugurali vengono anche ospitati i lavori degli studenti delle scuole di fotografia italianenell’ambito della collaborazione avviata dal festival attraverso OTM Academy.
Le mostre di Cortona On The Move 2025
Le fratture del nostro temposono al centro delle 23 mostre che compongono il programma di questa edizione del festival, secondo l’interpretazione che ne hanno dato i fotografi selezionati. Tra questi Alfredo Jaar, tra gli artisti più impegnati del nostro tempo nell’indagare gli squilibri di potere e il divario sociopolitico, che per Cortona On The Move ha coprodotto, con Photo Elysée, Museo per la Fotografia di Losanna, la mostra originale Inferno & Paradiso, in cui 20 tra i più grandi fotoreporter di oggi sono stati invitati a selezionare due immagini dal loro archivio: la più straziante e quella che ha dato loro più gioia. Anche la mostra di Christopher Anderson & Marion Duranddal titolo Family Trilogyè stata concepita appositamente per il festival e interpreta il tema Come Together da una prospettiva personale e autobiografica, in un tentativo di riconciliazione tra il punto di vista del fotografo e quello della sua famiglia. Il progetto Order/Chaos — Photographs of American Groups 1865-1965, anch’esso realizzato per il festival di Cortona, è una selezione di fotografie dalla collezione W.M. Hunt / Collection Blind Piratee comprende immagini che ritraggono gruppi di americani nelle situazioni più disparate.
Di distanza, ricostruzione del senso di appartenenza e volontà di preservare i legami parla invece la mostra Distance & Belongingdell’artista palestinese Taysir Batnijiche, attraverso tre progetti – Home Away From Home, Disruptionse At Home, Elsewhere –mette in scena una riflessione sulle nozioni di esilio, appartenenza, identità e memoria. Distanza e riconciliazione con le proprie origini sono anche al centro del progetto Ordinary Griefdella fotoreporter e artista irano-canadese Parisa Azadila quale, nel 2017, dopo 25 anni di vita in Canada, è tornata in Iran per intraprendere un percorso di recupero della propria identità.
La riconciliazione è il tema centrale anche della mostra dell’artista Jan BanningBlood Bonds: Reconciliation in Post-Genocide Rwanda, realizzata con il contributo di Mondriaan Fund e inerente il genocidio del 1994 nel paese africano, che ha causato 800.000 vittime. La guerra e le sue drammatiche conseguenze sono il fulcro del progetto del fotografo ucraino Vic Bakindal titolo Epitome, una raccolta di cicatrici, visibili e invisibili, generate dal caos della guerra. Anche la mostra Short-term, but Long-termdell’italiano Federico Vespignaniparla di guerra, ma lo fa attraverso oltre 300 screenshot tratti da app di incontri, in cui soldati dell’IDF di stanza a Gaza pubblicano selfie e ritratti di se stessi come immagini di profilo, nel mezzo della distruzione circostante. A colpire è il divario tra i normali desideri dei giovani soldati e l’orrore che si intravede sullo sfondo, che mostra quanto sia degradante la guerra, sia per chi la fa sia per chi la subisce.
La mostra L’occhio coloniale, realizzata in collaborazione con Archivio Storico Luce, Archivio Memorie Coloniali-MOXAe la scrittrice etiope-americana Maaza Mengiste, riflette sul rimosso passato coloniale italiano e sul ruolo della fotografia come strumento di propaganda e controllo. Attraverso immagini ufficiali, testimonianze private e un album ritrovato, si ricostruisce una memoria visiva complessa e spesso taciuta. L’interpretazione di Come Togethercome futuro più equo e condiviso è invece affidata ai cinque fotografi – Cosimo Calabrese, Valeria Cherchi, Eleonora D’Angelo, Giulia Parlato e Roselena Ramistella – del progetto Cronache d’acqua – Immagini dal Sud Italia. In un tempo in cui il cambiamento climatico accentua diseguaglianze e tensioni, la mostra propone una riflessione visiva su uno degli elementi fondamentali che unisce – o divide – comunità, territori e generazioni: l’acqua. I fotografi raccontano 10 storie che rivelano fratture sociali e ambientali, così come i tentativi di ricostruire legami, generare nuova consapevolezza e trasformare le difficoltà in occasioni di dialogo.
Sempre di crisi climatica parla il progetto Atlas of the New Worlddi Edoardo Delille & Giulia Piermartiri. Atlas of the New World, vincitore della XX edizione del Premio Amilcare G. Ponchielli, realizzato in collaborazione con GRIN – Gruppo Redattori Iconografici Nazionale e con il supporto di WeWorld – Organizzazione umanitaria, è una mappa visiva dei paesaggi trasformati dalla crisi climatica, che vuole essere sia monito di ciò che rischiamo di perdere sia manifesto per ripensare il presente. La natura, il legame con l’uomo e il vivere selvaggio sono protagonisti del progetto Simona Kossak: Born to Be Wild, che raccoglie gli scatti del fotografo Lech Wilczek. Kossak è stata una biologa, ecologa e professoressa polacca specializzata in Scienze forestali, rinomata per il suo impegno nella protezione degli ecosistemi naturali in Polonia. Quando si trasferì nella foresta di Białowieża, incontrò Lech, fotografo di Varsavia, anche lui in fuga dalla città di Cracovia. Diventarono coinquilini involontari, poi scoppiò l’amore, che durò 36 anni, durante i quali i due si dedicarono al bosco che avevano intorno. La casa si riempì di presenze straordinarie, un corvo che rubava cappelli e portafogli, una volpe che dormiva ai piedi del letto, due alci che scelsero Simona come madre, un cinghiale che la seguiva ovunque e una lince orfana accolta come una figlia, in un legame con la natura dolce e indomabile.
E’ un progetto collaborativo quello portato a Cortona dall’artista inglese Patrick Waterhousecon il lavoro Restricted Images – Made with the Warlpiri of Central Australia, esposto ai Giardini del Parterre. Come descritto nel titolo, Waterhouse si è recato nei territori del gruppo indigeno Warlpiri in Australia per sottoporre agli aborigeni documenti d’archivio sulla storia coloniale australiana, invitandoli a reinterpretare il materiale attraverso la tecnica tradizionale aborigena della pittura a punti. Ne risulta un lavoro che mette a confronto la narrativa coloniale con la storia aborigena, iniziata più di 60.000 anni fa. La mostra di Patrick Waterhouse è arricchita dalla proiezione del video The True Storya Palazzo Baldelli.
Tra i progetti realizzati in partnership, quello in collaborazione con Medici Senza Frontiereporta a Cortona l’artista Yael Martínezcon la mostra Echoes of Uncertain Silence, che documenta la condizione di coloro che, lungo la rotta migratoria in Messico, affrontano un percorso di guarigione fisica e ricostruzione interiore. MSF fornisce supporto medico e psicologico alle persone che vivono in questa situazione di stallo e contribuisce a costruire una comunità inclusiva che mette in contatto i migranti con la popolazione locale, punto di partenza del lavoro di Martínez. Infine, per celebrare i 15 anni di Cortona On The Move, il festival ha scelto di “dedicarsi” la mostra 15 anni insieme: 28 immagini, due per ogni edizione passata, vengono esposte in due location diverse per creare un racconto visivo del cammino tracciato.
Le location
Per accogliere tutte le mostre del festival, sono state scelte numerose location diffuse su tutto il territorio di Cortona. Accanto alle sedi delle passate edizioni, quali Palazzo Baldelli, la Fortezza del Girifalco, la Stazione Cnei pressi della stazione ferroviaria di Camucia-Cortona, il cortile di Palazzo Casali, la Via Crucis, le scale mobilie Largo Beato Angelico, si aggiungono quest’anno il Parco Archeologico del MAEC, i Giardini del Parterre e il Lago di Montepulciano.
Le mostre sono visitabili tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00.
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Info & image Cortona On The Move – festival internazionale di fotografia a Cortona

















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